venerdì 1 luglio 2011

martedì 21 giugno 2011

giovedì 5 maggio 2011

Facebook e i bambini

Quando un bambino o un ragazzo mi chiede la sua amicizia su Facebook che cosa devo fare? Le scelte non sono poi molte: posso accettare o rifiutare. Tendenzialmente su Facebook a questo tipo di richieste diciamo sempre di sì, o almeno io faccio così, se minimamente conosco la persona. Accettare l'amicizia di un bambino (e a me, ad esempio, l'hanno chiesta tantissimi di prima media e persino qualcuno di quinta elementare; addirittura c’è stata una richiesta di un bimbo di terza, che per fortuna però ha chiuso l’account poco dopo) è un gesto che comporta una certa responsabilità: da quel momento in poi tutte le mie comunicazioni in rete saranno visibili anche lui, qualsiasi linguaggio o qualsiasi contenuto esse possano avere. Inutile negare che in rete tutti tendiamo ad essere un po' sopra le righe, forse per una certa voglia di apparire, o forse perché crediamo che la moda della volgarità e della violenza sia ormai inarginabile, e che non adattarsi ci porti ad essere agli occhi degli altri meno interessanti. Qualcuno potrà anche dire che tanto in rete i ragazzi possono ormai trovare qualsiasi cosa, ma questa mi sembra una motivazione veramente becera, perché così si giustifica il male dicendo che almeno non è il peggio. Gli uomini e le donne in gamba credo sappiano quanto questi sotterfugi diano alla lunga molto meno gusto dello sforzo di ribellarsi al male per cercare invece il bene.

Questo discorso, anche senza spingerlo ai casi estremi ma ben concreti del cyber bullismo o dei pericoli legati allo sfruttamento sessuale, penso valga per tutti, ma in particolare per chi ha dei compiti educativi ufficiali, come un prete, un catechista, un educatore di oratorio, un allenatore… Non possiamo chiedere ai nostri amici più piccoli in oratorio certi comportamenti e poi in rete assumerne noi stessi e propagandare atteggiamenti opposti. Si tratterebbe di una vera e propria controtestimonianza. Anche la rete, se usata bene, può diventare un luogo bello di crescita e di educazione; se usata male può fare male, anche molto male. Se accetto l'amicizia di qualcuno molto piccolo devo agire responsabilmente; altrimenti può essere molto più responsabile rifiutare e mantenere la nostra comunicazione tra persone adulte.

sabato 19 marzo 2011

Samaritana



Immagini dal mosaico di padre Marko Rupnik presso la casa dgli Incontri Cristiani di Capiago-Como.

mercoledì 9 marzo 2011

Festina, festina!



Ieri al termine di una giornata ricca di alterne emozioni, non tutte facili da portare, nei corridoi dell'oratorio sento cantare queste parole: Domine, ad adjuvandum me festina.
E' la risposta latina a Deus in adjutorium meum intende, tratto dal salmo 69, col quale si apre ogni preghiera della liturgia delle ore: "O Dio, vieni a salvarmi". "Signore vieni presto in mio aiuto".

Il coro Città Studi sta provando questo testo e subito l'armonizzazione mi sembra attribuibile al mio amato Vivaldi, il Prete Rosso. Al termine della prova chiedo conferma al direttore e scopro così l'esistenza di questo splendido frammento di musica sacra dove due gruppi vocali a quattro voci e due orchestre dialogano liturgicamente, proprio come accade nella preghiera delle ore quando ci si alterna tra due cori.

L'interpretazione di Vivaldi è tutta centrata su una parola: "Festina!", che vuol dire "presto". Vieni presto a salvarci, perché spesso a noi non sembra di potercela fare; nel tempo che fugge, il Signore viene, e il nostro desiderio di ricevere la salvezza si esprime con un'insistenza corale e gioiosa perché già presaga: "Festina, festina!"

domenica 30 gennaio 2011

Celebrando San Giovanni Bosco


"Educare non è essere infallibili, ma servire le vite a noi affidate, gradualmente incoraggiandole ad essere sé stesse, senza sconti".

"Educare è provocare la libertà a scegliere, e si può scegliere solo se si conosce la realtà".

"Educare non è controllare, né ignorare, ma servire la novità".

Leggo queste tre frasi nel commento di ieri sull'Avvenire scritto da Alessandro d'Avenia, noto altresì come prof 2.0 e autore di Bianca come il latte e rossa come il sangue.
Mi sembrano un bel modo di celebrare il santo patrono degli oratori e degli educatori.

giovedì 20 gennaio 2011

Per quelli che pensano ancora che internet sia anonimo...

Ho trovato questo interessante sito: http://www.123peopole.it/ Si tratta di un motore di ricerca specifico per le persone che impostato un nome (e cognome) trova ciò che la rete offre pubblicamente su quella persona: foto, email, testi, profili di social network attivi... Certo c'è qualche problema con le omonimie, soprattutto per i cognomi più diffusi, ma il risultato è spesso interessante e acurato, come nell'applicazione qui sotto, dove sono riportati in ordine di grandezza (intendi più grande, più rilevante) gli argomenti trattati nei miei testi presenti in rete.