
sabato 19 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
mercoledì 9 marzo 2011
Festina, festina!
Ieri al termine di una giornata ricca di alterne emozioni, non tutte facili da portare, nei corridoi dell'oratorio sento cantare queste parole: Domine, ad adjuvandum me festina.
E' la risposta latina a Deus in adjutorium meum intende, tratto dal salmo 69, col quale si apre ogni preghiera della liturgia delle ore: "O Dio, vieni a salvarmi". "Signore vieni presto in mio aiuto".
Il coro Città Studi sta provando questo testo e subito l'armonizzazione mi sembra attribuibile al mio amato Vivaldi, il Prete Rosso. Al termine della prova chiedo conferma al direttore e scopro così l'esistenza di questo splendido frammento di musica sacra dove due gruppi vocali a quattro voci e due orchestre dialogano liturgicamente, proprio come accade nella preghiera delle ore quando ci si alterna tra due cori.
L'interpretazione di Vivaldi è tutta centrata su una parola: "Festina!", che vuol dire "presto". Vieni presto a salvarci, perché spesso a noi non sembra di potercela fare; nel tempo che fugge, il Signore viene, e il nostro desiderio di ricevere la salvezza si esprime con un'insistenza corale e gioiosa perché già presaga: "Festina, festina!"
domenica 30 gennaio 2011
Celebrando San Giovanni Bosco

"Educare è provocare la libertà a scegliere, e si può scegliere solo se si conosce la realtà".
"Educare non è controllare, né ignorare, ma servire la novità".
Leggo queste tre frasi nel commento di ieri sull'Avvenire scritto da Alessandro d'Avenia, noto altresì come prof 2.0 e autore di Bianca come il latte e rossa come il sangue.
Mi sembrano un bel modo di celebrare il santo patrono degli oratori e degli educatori.
giovedì 20 gennaio 2011
Per quelli che pensano ancora che internet sia anonimo...
sabato 25 dicembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
Proposta GMG 2011 Barcellona-Madrid
Ciao e a presto, dPaolo
mercoledì 17 novembre 2010
Diario di un curato (ambrosiano) di città
Sabato 18.45 Ho appena terminato la Messa vigiliare della prima domenica di Avvento. Abbiamo acceso la prima delle sei candele che scandiranno il nostro cammino verso il Natale. Mi affretto a tornare in oratorio dove ho convocato prima di cena un gruppo di ragazzi coi quali voglio parlare; voglio prendere spunto dal fatto che oggi inizia il nuovo anno liturgico per invitarli a ripartire in un anno che non è iniziato nel migliore dei modi: ho trovato un riferimento ad un telefilm e una citazione dai Quattro Quartetti di T. S. Eliot che mi sembrano interessanti. I ragazzi ci sono, hanno risposto all’invito.
Ore 19.30 La riunione è finita ma non è andata come speravo. Forse ho parlato troppo e non ho lasciato loro il tempo per esprimersi, forse qualcuno di loro sta vivendo delle trasformazioni importanti che hanno bisogno di tempo per compiersi. Comunque non sono contento e ci siamo lasciati con una certa tensione. Per fortuna in chiesa stasera c’è un concerto di musica barocca, con autori tra i miei prediletti.
Ore 22.45 Il concerto è stato bello ma non è bastato a cancellare i miei turbamenti; accendo il cellulare trovo un messaggio di una ragazza che mi conferma il suo disagio rispetto all’incontro preserale; però poi mi saluta con gentilezza e questo aiuta. Mi appresto al riposo, che prevedo un po’ agitato.
Domenica ore 8.45 Mi sono svegliato abbastanza presto, ancora con un certo malessere diffuso, mi sono preparato per bene (la domenica provo ad essere un po' più presentabile del solito, mi sembra che il popolo cristiano abbia diritto a ciò) ho fatto colazione, ho detto le lodi, con in mente ancora la riunione storta di ieri. Ora scendo in oratorio per il ritiro dei bambini di quarta elementare, quelli della prima Comunione.
Mi imbatto subito in S., che sta entrando con la sua inseparabile amica G.; appena mi vede ha una reazione strana, che non riesco ad interpretare. Entro in segreteria e le due amiche mi seguono; S. ha qualcosa in mano: è un regalo per me. Penso che sia per i miei 5 anni di sacerdozio e invece è per il Natale, con un po' di anticipo; leggo l’informazione sul biglietto di accompagnamento e mentre la ringrazio si avvicina, come per abbracciarmi, ma poi semplicemente appoggia per qualche momento la testa di lato alla mia persona con un gesto che mi stupisce e che riconosco ricco di quella purezza e naturalezza così propria dei bambini e così rara, benché non impossibile, nei grandi.
Il regalo è un angelo che suona la cetra e porta una candela: vedo in questo dono una vera grazia e chiedo a Dio che la voce dei suoi angeli e che la luce della sua parola possano guidare il nostro cammino verso Betlemme.
martedì 9 novembre 2010
Contro Zucchero
E il testo allora come sarà?, mi domando... "Gloria a te nell'aria, quale tu sia solo uno, solo o in compagnia"; un riferimento scettico alla Trinità? "Gloria a te o divino come sarà l'altra vita da suino"; questa poi mi suona più blafema che irriverente. Per non parlare della strofa ornitologica e dei suoi facili doppi sensi.
Insomma, una canzone furba con un solo merito: non aver per titolo "Gloria", come gli omonimi capolavori di van Morrison e degli U2.



