"Torniamo ad usare le parole con sapienza e responsabilità, attenti al loro significato, ai toni con cui vengono pronunciate, agli effetti che potranno produrre in chi le ascolta".
Leggo questa frase in una bella e più
ampia dichiarazione del nostro Cardinale in merito ai fatti di questi giorni.
Ci leggo ovviamente un riferimento al dibattito pubblico, che negli ultimi mesi è davvero solo la parvenza di quell'alto esercizio di intelligenza e di ricerca del bene comune che dovrebbe essere; desidero tuttavia proporlo alla vostra attenzione anche in riferimento a quello spazio pubblico/privato che è la rete, sempre più presente nella nostra vita.
Quante brutte parole, quante frasi violente, che brutto modo di parlare leggo talvolta anche in contributi di ragazzi e ragazze che conosco e che invece non riconosco nello stile volgare che adottano.
Si dirà:"Fanno tutti così..." ...E allora?
E il sano gusto di pensare con il tuo cervello? Lo si vuole davvero sacrificare all'altare di un'attenzione vacua e momentanea ottenuta solo a suon di parolacce e di qualche bestemmia?
Parlare bene aiuta a stare bene insieme; chi invece si abitua a parlare in modo brutto, pian piano perderà la capacità di usare espressioni adatte per descrivere le cose belle, gli mancheranno insomma le parole e gli resteranno solo le parolacce.
Per il principio dell'
agere contra mi sa che in oratorio tornerò ad usare un provvedimento che adottavo qualche anno fa: ogni tre parolacce, una poesia da imparare a memoria.